Nihon Eiga - 日本映画
Storia del Cinema Giapponese dal 1945 al 1969

Rassegna cinematografica a cura di Enrico Azzano e Raffaele Meale,
05 – 11 marzo 2012

Tracciare un percorso che attraversi venticinque anni di storia sociale e cinematografica di una nazione non è mai una sfida da sottovalutare, ma diventa ancor più delicata quando si ha da maneggiare una materia ancora poco conosciuta e studiata nel nostro paese come la produzione cinematografica giapponese, spesso ridotta a un’elencazione priva di vita dei quattro o cinque nomi di cui si ha una conoscenza diretta. Assumere come coordinate di partenza e di arrivo della rassegna il 1945 e il 1969 non è solo un modo per circoscrivere il periodo storico, ma equivale a scrutare il cinema giapponese da un punto di vista politico e sociale ben definito. Il 1945 è la data in cui si conclude la Seconda Guerra Mondiale: si firmano i trattati di pace, vengono ritirati gli eserciti dai campi di battaglia sparsi per l'intero globo, si chiude (apparentemente) una parentesi storica sferzata da venti dittatoriali e desideri di egemonia. Ma per il Giappone non si tratta solo di questo: tra il 6 e il 9 agosto del 1945 due ordigni nucleari vengono sganciati dall'aeronautica statunitense sulle città di Hiroshima e Nagasaki, radendole al suolo e uccidendo all'istante centoventimila persone. Il computo delle vittime, comprendendo anche coloro che moriranno in seguito all'esposizione radioattiva, supererà le quattrocentomila persone. I bombardamenti atomici squarciano il petto della nazione, ma il colpo mortale lo assesta il comunicato diffuso via radio in cui l'imperatore Hirohito chiede al proprio popolo di non opporre ulteriore resistenza al nemico e di arrendersi. Il conflitto mondiale riesce laddove per più di mille anni tutti avevano fallito: il Giappone è conquistato e occupato da una potenza straniera. Gli Stati Uniti rimarranno nell'arcipelago per sei lunghi anni, fino al 1951, sotto la guida del generale Douglas MacArthur. Durante questo periodo accadranno sconvolgimenti inauditi per il popolo giapponese, a partire dalla rinuncia da parte di Hirohito della sua natura divina, e dall'accettazione di un ruolo puramente simbolico all'interno del sistema politico e sociale dello Stato. Il Giappone del dopoguerra è una terra ferita, disillusa verso il potere, pentita di aver ceduto con tanta facilità al sogno di predominio sull'Asia che aveva animato il rigurgito militarista degli anni Trenta. Una nazione da ricostruire, partendo dalle fondamenta ma senza gettare via storia e tradizioni millenarie. Nell'arco di questi venticinque anni la produzione cinematografica giapponese diverrà una delle più imponenti colonne della Settima Arte, esportando maestri riconosciuti come Kenji Mizoguchi, Yasujirō Ozu, Mikio Naruse e Akira Kurosawa e dando i natali tanto a sperimentatori del linguaggio (Nagisa Ōshima, Shōhei Imamura, Toshio Matsumoto) quanto a splendidi fautori del cinema popolare quali Seijun Suzuki, Ishirō Honda, Nobuo Nakagawa e Teruo Ishii. Nelle cinque giornate di cinema giapponese organizzate alla Sala Trevi dall'Associazione Culturale “Cinema senza frontiere” in collaborazione con la Cineteca Nazionale e l’Istituto Giapponese di Cultura di Roma e con il sostegno della Japan Foundation, sarà dunque possibile per il pubblico confrontarsi sia con i titoli più celebri del periodo, sia con opere spesso invisibili anche alle schiere di appassionati. Faranno da corollario due incontri sulla storia del cinema giapponese, con ospiti alcuni tra i principali esperti italiani dell’universo nipponico.

Nihon Eiga - 日本映画
Storia del Cinema Giapponese dal 1945 al 1969

05 – 11 marzo 2012 a cura di Enrico Azzano e Raffaele Meale

Serata inaugurale
Istituto Giapponese di Cultura di Roma
Via Antonio Gramsci, 74 (Roma)
Lunedì 5 marzo 2012
ore 18.30

Presentazione della rassegna, dei film in programma e del volume Nihon Eiga - Storia del Cinema Giapponese dal 1945 al 1969, curato da Enrico Azzano e Raffaele Meale e pubblicato dalla csf edizioni con il contributo della Japan Foundation.


ore 19.00
Una tragedia giapponese
A Japanese Tragedy
Nihon no higeki

di Keisuke Kinoshita

1953, 116 minuti

Haruko è una vedova di quarant'anni che lavora come cameriera in un hotel in un famoso luogo di villeggiatura. Da quando la guerra è finita è incorsa in una serie di disavventure che l'hanno vista preda di furti da parte prima del cognato, poi di un uomo conosciuto casualmente. L'unica sua consolazione sono i due figli: Utako segue un corso per sarta mentre il maschio è iscritto a medicina. Keisuke Kinoshita torna a interrogarsi sulle difficoltà del Giappone a risollevarsi dalla guerra mondiale, firmando un'opera dall'afflato altamente melodrammatico e sentimentale. L'individualismo visto come crollo della nazione...




Cineteca Nazionale - Vicolo del Puttarello, 25 (Roma)
Martedì 6 marzo 2012
ore 17.00
Il mio primo amore
My First Love Affair
Nogiku no gotoki kimi nariki

di Keisuke Kinoshita

1955, 100 minuti

Un uomo anziano, mentre sta remando lungo un fiume sulla sua barca, scorge un campo di margherite. Questa visione, come le madeleinette di Marcel Proust, lo riportano indietro con la memoria fino ai suoi quindici anni di età. Ritorna dunque con la mente al tempo passato con la cugina con cui era cresciuto e avrebbe desiderato sposare, trovando però la resistenza della famiglia e delle pressioni sociali. Keisuke Kinoshita firma uno dei suoi melodrammi più celebri, utilizzando uno stile naturalistico ma al contempo altamente emozionante.


ore 19.00
Conflagrazione / La fiamma del tormento
Conflagration
Enjō

di Kon Ichikawa

1958, 99 minuti

"Il padiglione dorato del tempio Shukaku è la cosa più bella del mondo": queste parole, pronunciate dal padre morente, spingono il giovane Goichi a recarsi a Kyoto per approfondire i suoi studi sul buddhismo. L'animo di Goichi è squarciato da due ricordi, la scoperta dell'infedeltà della madre nei confronti del marito e l'effetto devastante che tale notizia ha avuto sull'uomo, spingendolo alla morte. La visita della madre, che lo sprona negli studi, spinge il ragazzo in una spirale di follia. Kon Ichikawa, maestro riconosciuto del cinema giapponese del dopoguerra grazie soprattutto al suo capolavoro L'arpa birmana, adatta per lo schermo il romanzo Il padiglione d'oro del celebre romanziere Yukio Mishima.


ore 21.00
I sette samurai
Seven Samurai
Shichinin no samurai

di Akira Kurosawa

1954, 188 minuti

Giappone, 1587. Negli ultimi anni del periodo Azuchi-Momoyama un piccolo villaggio di contadini subisce le angherie di una banda di predoni: per evitare che questi saccheggino una volta di più le loro case, i contadini cercano aiuto tra i rōnin, i samurai rimasti senza un signore da servire. Dopo vari tentativi riescono a convincere il rōnin Kambei Shimada ad assisterli, nonostante non abbiano denaro con cui pagarlo. Kambei ritiene il caso di assoldare altre sei samurai per affrontare i predoni, e a loro si unisce anche il contadino Kikuchiyo, sbruffone e coraggioso. La battaglia per la difesa del villaggio ha inizio. Monumentale jidaigeki (i film ambientati nel medioevo giapponese), I sette samurai è una delle opere fondamentali del cinema giapponese, e non solo, degli ultimi sessant'anni.




Cineteca Nazionale - Vicolo del Puttarello, 25 (Roma)
Mercoledì 7 marzo 2012
ore 17.00
Carmen torna a casa
Carmen Comes Home
Karumen kokyo ni kaeru

di Keisuke Kinoshita

1951, 103 minuti

Una giovane ragazza che ha lasciato il suo piccolo villaggio per affrontare l'eccitante avventura di confrontarsi con la metropoli Tokyo, fa ritorno a casa anni dopo alcuni anni. Tutto sembra procedere per il meglio, ma uno scandalo è dietro le porte: i suoi concittadini infatti ignorano che Carmen per mantenersi a Tokyo abbia scelto la professione della spogliarellista. Tra i molti motivi di interesse contenuti in Carmen torna a casa spicca il fatto che si tratta della prima pellicola giapponese prodotta a colori, attraverso il procedimento studiato appositamente dalla Fuji e ribattezzato Fujicolor: ne viene fuori un pastiche ipercolorato, che sposa il comico al musical per portare a termine una acida presa in giro del moralismo nipponico.


ore 19.00
La donna di sabbia
The Woman in the Dunes
Suna no onna

di Hiroshi Teshigahara

1964, 123 minuti

Un studioso che svolge ricerche sugli insetti in un deserto si trova a chiedere ospitalità agli abitanti di un villaggio. Questi lo conducono nella capanna di una donna che si trova in fondo a una depressione sabbiosa raggiungibile solo attraverso l'uso di una scala di corda. Nel corso della notte la scala viene rimossa. L'uomo, a questo punto intrappolato, cerca inutilmente una via di fuga. Disilluso dall'insuccesso, è a questo punto combattuto tra il desiderio di ritrovare la libertà e l'amore che nutre verso la donna. Titolo indispensabile del cinema giapponese dei primi anni Sessanta, La donna di sabbia rappresenta l'apice del percorso artistico di Hiroshi Teshigahara.


ore 21.15
Vita di O-haru, donna galante
The Life of Oharu
Saikaku ichidai onna

di Kenji Mizoguchi

1952, 148 minuti

Nel corso della visita a un tempio, O-Haru, un'anziana prostituta, ripercorre gli infausti avvenimenti che hanno caratterizzato la sua vita. Il suo primo amore, un servo, viene giustiziato costringendo lei e la sua famiglia all'esilio da Kyoto; la donna sceglie la via del suicidio ma fallisce e viene scelta da un signore locale come madre per suo figlio, che le viene però strappato alla nascita; suo padre la vende a un ricco signore per ripianare i suoi debiti ma i contrasti con la padrona di casa la costringono ad abbandonare il tetto nuziale; trova un nuovo marito, ma viene ucciso in una rapina; O-Haru non riesce neanche a diventare suora, e decide alla fine di intraprendere la via della prostituzione. Ritratto di donna tra i più sinceri ed emozionanti dell'intera storia del cinema, O-Haru è l'(anti)eroina per eccellenza del cinema di Kenji Mizoguchi.




Cineteca Nazionale - Vicolo del Puttarello, 25 (Roma)
Giovedì 8 marzo 2012
ore 17.00
Gli stretti della fame
A Fugitive from the Past
Kiga kaikyō

di Tomu Uchida

1964, 183 minuti

Dopo aver rapinato e incendiato un’agenzia di pegni, tre malviventi fuggono da un violento tifone che si abbatte nella zona circostante. Di essi ne sopravvive solo uno, Takichi Inukai, che trova rifugio presso l’umile geisha Yae, cui dona parte della refurtiva. Dopo undici anni Inukai ha cambiato nome ed è divenuto un rispettabile uomo d’affari, ma Yae riesce per caso a rintracciarlo. L’uomo, temendo che la geisha possa denunciarlo, decide di assassinarla, ma in questo modo attira su di sé le attenzioni della polizia. Tomu Uchida è un regista pressoché sconosciuto in Italia, tra i principali autori dei cosiddetti "film di tendenza", in cui negli anni Venti e Trenta si cercava di innestare nel cinema giapponese il germe della critica sociale.


ore 20.10
La stagione del sole
Crazed Fruit
Kurutta kajitsu

di Kô Nakahira

1956, 86 minuti

Natsushisa e Haruji sono due fratelli, ricchi e annoiati: il primo stuzzica costantemente il fratello più piccolo riguardo le ragazze. Arrivano in una piccola stazione balneare per passare un'estate al mare: fin da subito Haruji conosce una giovane ragazza di cui si innamora al punto da non riuscire più a pensare ad altro. Quando ha l'occasione di incontrarla di nuovo la invita a una festa che si terrà a casa di un loro amico, i cui genitori stanno divorziando. Inizia un lento corteggiamento, ostacolato dal desiderio di conquista di Natsushisa. Traendo ispirazione dall'omonimo e rivoluzionario romanzo di Shintarō Ishihara (anche autore della sceneggiatura e attuale sindaco di Tokyo) pubblicato nel 1955, Kō Nakahira firma un'opera destinata a cambiare drasticamente la prassi produttiva del cinema giapponese.


ore 21.45
Harakiri
Harakiri
Seppuku

di Masaki Kobayashi

1962, 133 minuti

Agli inizi del XVII secolo, la pacificazione violenta del Giappone ad opera dello shogunato, ha provocato la caduta di molti signori della provincia e la conseguente creazione di un esercito di rōnin privi di impiego e costretti a muoversi verso le città. Nel 1630 uno di questi, Hanshiro Tsugumo, si presenta alle porte della casa Iyi, nei pressi della città di Edo. Al cospetto dell'intendente della nobile famiglia chiede che, data la situazione di disgrazia e miseria in cui si trova dopo la caduta del signore di Geishu, gli sia concesso, nella dimora, un luogo in cui compiere onorevolmente harakiri. Con l'intenzione di dissuaderlo, l'intendente gli narra della sorte di un altro rōnin, Motome Chijiiva, presentatosi qualche tempo addietro con la stessa richiesta.




Cineteca Nazionale - Vicolo del Puttarello, 25 (Roma)
Venerdì 9 marzo 2012
ore 17.00
Il diario di Sueko / Il secondo fratello
My Second Brother
Nianchan

di Shohei Imamura

1959, 101 minuti

È la storia di quattro fratelli e sorelle di età tra i dieci e i venti anni, rimasti orfani a vivere di stenti in una cittadina mineraria nel Giappone meridionale, dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale. Sueko è la più piccola e il film si basa sul suo diario; il più grande, Kiichi ha 20 anni, Yoshiko, la sorella, ne ha 16 e Takaichi ne ha 13. Dopo numerose difficoltà, i quattro fratelli sono costretti a separarsi...


ore 19.00
Rashomon
Rashomon
Rashōmon

di Akira Kurosawa

1950, 88 minuti

In una giornata di pioggia incessante, un boscaiolo, un monaco e un passante si fermano a parlare di un fatto increscioso avvenuto qualche tempo prima. Si tratta dell'uccisione di un samurai, avvenuta per mano di un brigante che avrebbe anche abusato della moglie dell'uomo. La storia viene raccontata da quattro testimoni, fra cui il brigante-violentatore, la moglie del samurai, la vittima, e infine un narratore, che pare sia il più obiettivo dei testimoni. Le versioni sono contrastanti e non si capisce bene quale sia la verità. Attraverso un illuminante ricorso al flashback, Akira Kurosawa propone una riflessione rimasta forse insuperata sul punto di vista e sull'incertezza della verità.


ore 20.45
Il cinema giapponese tra gli anni Cinquanta e la contestazione
Tavola rotonda con Marco Del Bene, Donatello Fumarola, Enrico Ghezzi, Marco Müller e Roberto Silvestri.
a seguire
L'isola nuda
The Naked Island
Hadaka no shima

di Kaneto Shindo

1960, 94 minuti

Quasi completamente muto, L’isola nuda è secondo le parole del regista “un’elegia del lavoro, un inno alla forza di volontà del singolo”. I protagonisti della pellicola sono un uomo e una donna, marito e moglie, che vivono con i due figli su un’isola, dove coltivano la terra. Per sopravvivere, i protagonisti ogni giorno attraversano il mare e prelevano dalla terraferma l’acqua, necessaria al loro sostentamento e all’irrigazione delle coltivazioni. Quando il figlio maggiore si ammala, il padre attraverserà nuovamente il mare, questa volta alla ricerca di un medico.




Cineteca Nazionale - Vicolo del Puttarello, 25 (Roma)
Domenica 11 marzo 2012
ore 17.00
Ayako
Woman of Osore Mansion
Osorezan no onna

di Heinosuke Gosho

1965, 102minuti

Ayako, figlia di pescatori poveri, è venduta a una casa di tolleranza. Conosce Kanjiro, timido e giovane studente di cui si innamora, ricambiata. Ma quando il ragazzo scopre che suo padre è uno dei più assidui frequentatori della casa e della sua ragazza, disgustato, si arruola nell'esercito e parte per il fronte, dove trova la morte...


ore 18.45
Porci, geishe e marinai
Pigs and Battleships
Buta to gunkan

di Shōhei Imamura

1961, 108 minuti

Nel porto di Yokosuka, città situata nella baia di Tokyo e dove vi è una grande base militare americana, una banda di yakuza cerca di trarre profitto dall’allevamento di maiali nutriti con i rifiuti della stessa base. L’elemento più giovane e ingenuo del gruppo è Kinta, che crede fermamente di poter fare dei soldi con questo bislacco affare, una convinzione supportata anche dalla reverenza e dalla fiducia che nutre nei confronti del suo capo, un gangster dall’aura di maudit romantico, ma continuamente alle prese con problemi intestinali. Haruko è la ragazza di Kinta, una barista che eviterebbe volentieri di seguire la via della perdizione (e della prostituzione) che ha intrapreso la sorella e prova a convincere Kinta a trasferirsi nella città industriale di Kawasaki, per lavorare in fabbrica.


ore 20.45
L'evoluzione dell'industria animata nel Giappone del dopoguerra
Tavola rotonda con Oscar Cosulich e Luca Della Casa.
a seguire
Acque torbide
An Inlet of Muddy Water
Nigorie

di Tadashi Imai

1953, 130 minuti

Storie diverse si inseguono in questo cupo spaccato della società.Tadashi Imai, che con questo film fu accolto come nuovo grande autore del cinema giapponese al Festival di Cannes del 1954 prima di essere rapidamente dimenticato quand'era ancora in vita, delinea un progetto ambizioso: descrivere la condizione della donna giapponese durante la Restaurazione Meiji. Il risultato è un'opera complessa, stratificata, non sempre facile da interpretare e adagiata su un ritmo contemplativo che non fa altro che acuire il senso di disgusto nei confronti delle vessazioni cui le protagoniste del film devono andare incontro.

Nihon Eiga
Storia del Cinema Giapponese dal 1945 al 1969

a cura di Enrico Azzano e Raffaele Meale
prefazione di Roberto Silvestri

Tracciare un percorso che attraversi venticinque anni di storia sociale e cinematografica di una nazione non è mai una sfida da sottovalutare, ma diventa ancor più delicata quando si ha da maneggiare una materia ancora poco conosciuta e studiata nel nostro paese come la produzione cinematografica giapponese, spesso ridotta a un’elencazione priva di vita dei quattro o cinque nomi di cui si ha una conoscenza diretta. Assumere come coordinate di partenza e di arrivo della rassegna il 1945 e il 1969 non è solo un modo per circoscrivere il periodo storico, ma equivale a scrutare il cinema giapponese da un punto di vista politico e sociale ben definito. Il 1945 è la data in cui si conclude la Seconda Guerra Mondiale: si firmano i trattati di pace, vengono ritirati gli eserciti dai campi di battaglia sparsi per l'intero globo, si chiude (apparentemente) una parentesi storica sferzata da venti dittatoriali e desideri di egemonia. Ma per il Giappone non si tratta solo di questo: tra il 6 e il 9 agosto del 1945 due ordigni nucleari vengono sganciati dall'aeronautica statunitense sulle città di Hiroshima e Nagasaki, radendole al suolo e uccidendo all'istante centoventimila persone. Il computo delle vittime, comprendendo anche coloro che moriranno in seguito all'esposizione radioattiva, supererà le quattrocentomila persone. I bombardamenti atomici squarciano il petto della nazione, ma il colpo mortale lo assesta il comunicato diffuso via radio in cui l'imperatore Hirohito chiede al proprio popolo di non opporre ulteriore resistenza al nemico e di arrendersi. Il conflitto mondiale riesce laddove per più di mille anni tutti avevano fallito: il Giappone è conquistato e occupato da una potenza straniera. Gli Stati Uniti rimarranno nell'arcipelago per sei lunghi anni, fino al 1951, sotto la guida del generale Douglas MacArthur. Durante questo periodo accadranno sconvolgimenti inauditi per il popolo giapponese, a partire dalla rinuncia da parte di Hirohito della sua natura divina, e dall'accettazione di un ruolo puramente simbolico all'interno del sistema politico e sociale dello Stato. Il Giappone del dopoguerra è una terra ferita, disillusa verso il potere, pentita di aver ceduto con tanta facilità al sogno di predominio sull'Asia che aveva animato il rigurgito militarista degli anni Trenta. Una nazione da ricostruire, partendo dalle fondamenta ma senza gettare via storia e tradizioni millenarie. Nell'arco di questi venticinque anni la produzione cinematografica giapponese diverrà una delle più imponenti colonne della Settima Arte, esportando maestri riconosciuti come Kenji Mizoguchi, Yasujirō Ozu, Mikio Naruse e Akira Kurosawa e dando i natali tanto a sperimentatori del linguaggio (Nagisa Ōshima, Shōhei Imamura, Toshio Matsumoto) quanto a splendidi fautori del cinema popolare quali Seijun Suzuki, Ishirō Honda, Nobuo Nakagawa e Teruo Ishii. Nelle cinque giornate di cinema giapponese organizzate alla Sala Trevi dall'Associazione Culturale “Cinema senza frontiere” in collaborazione con la Cineteca Nazionale e l’Istituto Giapponese di Cultura di Roma e con il sostegno della Japan Foundation, sarà dunque possibile per il pubblico confrontarsi sia con i titoli più celebri del periodo, sia con opere spesso invisibili anche alle schiere di appassionati. Faranno da corollario due incontri sulla storia del cinema giapponese, con ospiti alcuni tra i principali esperti italiani dell’universo nipponico.

Nihon Eiga
Storia del Cinema Giapponese dal 1945 al 1969
a cura di Enrico Azzano e Raffaele Meale
prefazione di Roberto Silvestri
224 pagine
csf edizioni, Roma 2020
ISBN 978-88-905283-1-6
Prezzo: 17 euro

Nihon Eiga
Storia del Cinema Giapponese dal 1970 al 2010
a cura di E. Azzano, R. Meale e R. Rosati
prefazione di Maria Roberta Novielli
224 pagine
csf edizioni, Roma 2010
ISBN 978-88-905283-0-9
Prezzo: 17 euro

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